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Giornata Mondiale dell’Alimentazione: mangiare bene per prendersi cura della salute

16 Ottobre, 2026

Il 16 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, un’occasione per riflettere sul ruolo che il cibo svolge nella nostra vita e sul legame che esiste tra alimentazione, salute e benessere.

Mangiare in modo equilibrato non significa necessariamente stravolgere le proprie abitudini o rinunciare ai cibi che amiamo. Significa, piuttosto, imparare a compiere scelte consapevoli, rispettando le esigenze del proprio organismo e trovando un equilibrio che possa durare nel tempo.

Ma da dove cominciare? Come orientarsi tra consigli, diete e falsi miti alimentari?

Ne abbiamo parlato con la nostra nutrizionista, la Dott.ssa Roberta Tallarini, che in questa breve intervista risponde ad alcune delle domande più comuni sull’alimentazione, offrendo consigli pratici per la vita quotidiana e nuovi spunti – validi per chiunque – per costruire un rapporto sereno ed equilibrato con il cibo.

Buone abitudini e consigli pratici per un’alimentazione equilibrata

Il 16 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione: dal suo punto di vista, perché ciò che mettiamo nel piatto conta così tanto per la salute?

L’alimentazione è uno dei principali strumenti che abbiamo a disposizione per prenderci cura della nostra salute ogni giorno. Ciò che mangiamo influenza non solo il peso corporeo, ma anche il metabolismo, la salute cardiovascolare, la funzionalità intestinale, il sistema immunitario e il nostro livello di energia.

Un’alimentazione equilibrata può contribuire a prevenire numerose patologie croniche e a migliorare la qualità della vita. È importante, però, guardare all’alimentazione nel suo insieme: non è il singolo alimento a determinare il nostro stato di salute, ma l’equilibrio delle nostre scelte nel tempo. Pertanto, mangiare bene significa investire sul proprio benessere presente e futuro.

Quali tre consigli pratici darebbe a chi vuole mangiare meglio senza stravolgere le proprie abitudini?

Il primo consiglio è aumentare gradualmente il consumo di frutta e verdura, cercando di inserirle con regolarità nei pasti principali e variando i colori e le tipologie. Il secondo è dare maggiore equilibrio ai pasti, abbinando fonti di carboidrati, proteine e grassi di buona qualità, senza demonizzare nessun nutriente. Cereali integrali, legumi, pesce, uova, frutta a guscio e olio extravergine d’oliva sono ottimi alleati di una dieta varia.

Il terzo consiglio è organizzarsi senza diventare rigidi: pianificare qualche pasto, bere acqua durante la giornata e dedicare il giusto tempo a mangiare può fare una grande differenza. Non servono cambiamenti drastici, ma piccole abitudini sostenibili e ripetute con costanza.

Esiste una “dieta giusta” per tutti, o l’alimentazione va sempre personalizzata?

Non esiste un’unica dieta ideale per tutti. Esistono principi di sana alimentazione validi per la popolazione generale, come la varietà, l’equilibrio nutrizionale e la prevalenza di alimenti vegetali, ma la loro applicazione deve tenere conto delle caratteristiche individuali.

Età, condizioni cliniche, condizioni intestinali, fabbisogni energetici, attività fisica, eventuali allergie o intolleranze, preferenze culturali e organizzazione quotidiana possono modificare le necessità di una persona. Anche gli obiettivi possono essere diversi: migliorare alcuni parametri metabolici, gestire una condizione clinica, sostenere l’attività sportiva o semplicemente imparare a mangiare meglio. Personalizzare significa proprio questo: trasformare i principi scientifici della nutrizione in indicazioni adatte alla vita reale della persona, evitando schemi standardizzati difficili da mantenere nel tempo.

Cosa si può fare in una prima visita nutrizionale? Come si svolge, e cosa serve portare?

La prima visita nutrizionale è un momento di conoscenza e valutazione, fondamentale per costruire un percorso realmente personalizzato. Si parte dall’anamnesi, raccogliendo informazioni sullo stato di salute, sulla storia clinica e familiare, sulle abitudini alimentari, sull’attività fisica, sul sonno e sullo stile di vita.

In base alle esigenze della persona, si può procedere con la valutazione antropometrica, che può comprendere peso, altezza, circonferenze corporee ed eventuali altre misurazioni appropriate. Si analizzano poi gli obiettivi, le difficoltà quotidiane e le preferenze alimentari, per individuare strategie concrete e realistiche.

È utile portare eventuali esami del sangue recenti, referti medici, l’elenco dei farmaci o degli integratori assunti e, se disponibile, un diario alimentare di alcuni giorni. Non è necessario arrivare con tutto: l’importante è presentarsi con la disponibilità a raccontare le proprie abitudini in modo sincero. L’obiettivo non è giudicare ciò che si mangia, ma capire come migliorarlo insieme.

Perché le diete “fai da te” spesso non funzionano nel lungo periodo?

Le diete fai da te spesso partono da informazioni incomplete, mode del momento o restrizioni eccessive, senza considerare i bisogni individuali. Possono portare a risultati iniziali, ma risultare difficili da mantenere perché non tengono conto della vita sociale, delle preferenze personali e delle reali esigenze nutrizionali. Quando un’alimentazione è troppo rigida, può aumentare la sensazione di privazione e favorire un’alternanza tra controllo eccessivo e perdita di controllo. Inoltre, eliminare intere categorie di alimenti senza una reale indicazione può rendere più difficile raggiungere un adeguato equilibrio nutrizionale. Un percorso efficace non dovrebbe basarsi sulla forza di volontà o sulla ricerca di risultati rapidi, ma sulla costruzione di abitudini sostenibili. Il vero successo non consiste soltanto nel raggiungere un obiettivo, ma nel riuscire a mantenerlo senza compromettere il benessere fisico e psicologico.

Per le famiglie: Come si insegna ai bambini a mangiare bene?

L’educazione alimentare comincia soprattutto dall’esempio. I bambini imparano osservando gli adulti: se vedono in famiglia varietà, curiosità verso i cibi e un atteggiamento sereno nei confronti del pasto, sarà più facile che sviluppino un rapporto positivo con l’alimentazione. È utile proporre regolarmente alimenti diversi, coinvolgere i bambini nella spesa e nella preparazione dei pasti e rispettare i loro tempi di familiarizzazione con i nuovi sapori. Un alimento può richiedere più occasioni di assaggio prima di essere accettato.
È altrettanto importante evitare ricatti, punizioni o premi legati al cibo e non etichettare gli alimenti come “buoni” o “cattivi”. Il cibo non deve diventare motivo di conflitto o di senso di colpa. L’obiettivo è costruire, fin dall’infanzia, abitudini equilibrate e un rapporto sereno con il cibo, rispettando i segnali di fame e sazietà del bambino.

Quali sono i falsi miti alimentari che sente ripetere più spesso, e che vuole smentire?

Uno dei miti più diffusi è che i carboidrati facciano ingrassare sempre. In realtà, pane, pasta, riso e altri cereali possono far parte di un’alimentazione equilibrata. Contano la quantità, la qualità complessiva della dieta e il fabbisogno individuale.
Un altro mito è che saltare i pasti aiuti necessariamente a dimagrire. Non è una strategia adatta a tutti e non garantisce risultati migliori: può rendere più difficile gestire la fame e mantenere un’alimentazione regolare.

Infine, c’è l’idea che esistano alimenti miracolosi o che una dieta detox possa depurare l’organismo. Il nostro corpo dispone già di sistemi fisiologici, in particolare fegato e reni, che svolgono queste funzioni. Un’alimentazione varia, un’idratazione adeguata e uno stile di vita sano sono molto più utili di soluzioni estreme o promesse irrealistiche.

Il suo consiglio alimentare “preferito”, quello che ripete più spesso?

Il consiglio che ripeto più spesso è: non cercate la perfezione, cercate la costanza. Non è necessario mangiare in modo impeccabile ogni giorno per prendersi cura della propria salute. È molto più utile costruire abitudini semplici, realistiche e ripetibili, imparando ad ascoltare il proprio corpo e a gestire con serenità anche le occasioni speciali. Un’alimentazione sana deve essere compatibile con la vita quotidiana, con il piacere della tavola e con la convivialità.

Un alimento che non dovrebbe mai mancare sulla tavola, e uno che, nella sua esperienza, concede volentieri ogni tanto?

Se dovessi indicare una categoria di alimenti da valorizzare, sceglierei i legumi: ceci, lenticchie, fagioli e piselli sono fonti preziose di proteine vegetali, fibre e micronutrienti. Sono versatili, accessibili e possono contribuire a rendere l’alimentazione più varia ed equilibrata, con un piccolissimo sforzo. Naturalmente, nessun singolo alimento è indispensabile in assoluto: è la varietà complessiva a fare la differenza.
Quanto agli alimenti da concedersi ogni tanto, sceglierei un buon dolce, magari della tradizione. Il piacere del cibo è parte integrante di un rapporto sano con l’alimentazione. Non è necessario rinunciare a ciò che si ama: è importante imparare a inserirlo nel proprio stile di vita con equilibrio, senza sensi di colpa e senza trasformare un’eccezione in un problema.

Se potesse lasciare un solo messaggio a chi ci legge in questa giornata, quale sarebbe?

Il messaggio che vorrei lasciare è di considerare l’alimentazione non come una restrizione, ma come una forma quotidiana di cura verso sé stessi.

Mangiare bene non significa inseguire la perfezione o seguire regole rigide, ma compiere scelte consapevoli, sostenibili e adatte alle proprie esigenze. Anche piccoli cambiamenti, se mantenuti nel tempo, possono fare la differenza: dare più spazio a frutta, verdura e legumi, bere acqua a sufficienza e riscoprire il piacere di mangiare con consapevolezza. Ricordiamoci inoltre che non conta soltanto ciò che mangiamo oggi, ma l’insieme delle abitudini che costruiamo giorno dopo giorno. Prendersi cura della propria alimentazione significa investire nella salute e nella qualità della vita, senza dimenticare che il cibo è anche piacere, cultura e convivialità.